Associazione Culturale Salomè Diffusa in tutto il mondo, la danza orientale si trova raffigurata nei dipinti rupestri dell’Africa e nelle sculture dell’antico Egitto; faceva già parte delle cerimonie delle comunità e traduceva gli stati d’animo, i misteri della vita e della morte, con un linguaggio del corpo codificato e sacro.

Caratterizzata da rotazioni e ondulazioni del bacino che si alternano ad energici ancheggiamenti, è un modo di esprimersi personale dove ogni sentimento è esternato grazie a questi movimenti: l’addome, dove convergono fecondità e sessualità, detiene il ruolo principe in quest’arte ed è per questo che le è valso il comune e volgare appellativo occidentale di “danza del ventre”.

Particolarmente legata ai culti religiosi, la danza è presente solamente nell’oriente islamizzato. Manifestazione pubblica di gioia sensuale e di bellezza, la danza degli harem è introdotta dai Turchi in Egitto dove, grazie ad un’atmosfera religiosa meno forte, giunge ad evolversi fino a diventare un divertimento profano e perfezionata poi da professioniste. In occasione delle feste o semplicemente per puro diletto, le donne danzano tra loro con nonchalance e disinvoltura.

Le basi della danza orientale poggiano sull’isolamento dei movimenti della testa, del busto e del bacino che sembrano spostarsi attorno ad un unico asse centrale. Ogni parte del corpo sembra essere indipendente dalle altre e muoversi da sola o accompagnata unicamente dal movimento del corpo. Le contrazioni del bacino, i movimenti delle mani, delle spalle e del ventre nella loro evoluzione di passi, arricchiscono la coreografia.

Si possono individuare 3 generi principali nella danza egiziana: il Sharqi stile classico dai movimenti aerei e tecnici, cui si aggiunge la danza con il velo e il Baladi genere popolare egiziano dai movimenti accentuati del bacino. Il Saidi genere folklorico caratterizzato dall’uso del bastone. Inoltre lo stile Arabo-Andaluso che ha origine dalla fusione di movenze arabo-flamenco.